Opere
Il rumore delle teste
2026 · Inchiostro su carta
La Maga
2025 · Inchiostro su carta
Shoot the Runner
2025 · Inchiostro su carta
La Pistola
2025 · Inchiostro su carta
Fuma, sgrida e bevi
2024 · Inchiostro su carta
Marzia e Matteo
2023 · Inchiostro su carta
Come Charlie
2024 · Inchiostro su carta
Fashion Week
2018 · Inchiostro su carta
La Maga
50×35 cm · Inchiostro su carta · 2025
La Maga è una figura che emerge all'interno di un sistema già compromesso, in cui la pressione non si manifesta più come imposizione diretta ma come condizione diffusa.
Non rappresenta una detentrice di potere né una figura di controllo: al contrario, si colloca in una zona ambigua, fragile, dove il bisogno di interpretare sostituisce la possibilità di agire.
In un contesto in cui i meccanismi che regolano i comportamenti sono opachi e interiorizzati, La Maga incarna una strategia di adattamento simbolico. Il suo gesto non produce cambiamento, non modifica lo stato delle cose, ma tenta di attribuire senso a ciò che non è più leggibile.
La Maga non introduce una via di fuga né una soluzione alternativa. La sua presenza non interrompe lo stato, ma lo rende momentaneamente abitabile.
Dettagli
Shoot the Runner
50×70 cm · Inchiostro su carta · 2025
Shoot the Runner osserva una condizione in cui il movimento non è più scelta ma automatismo. Le figure in corsa non rispondono a un obiettivo preciso né a una minaccia immediatamente riconoscibile: corrono perché il sistema in cui sono immerse non prevede arresto.
La distinzione tra gioco e fuga, tra competizione e sopravvivenza, si fa ambigua fino a dissolversi. I corpi, sospesi in uno spazio instabile e privo di coordinate chiare, sono attraversati da una tensione costante.
Non c'è traguardo né liberazione, ma una urgenza continua che si autoalimenta. L'opera si colloca come dispositivo centrale all'interno di Stato continuo: il punto in cui la costrizione non è più visibile come imposizione, ma agisce come norma.
La Pistola
20×25 cm · Inchiostro su carta · 2025
La Pistola si inserisce nel corpus di Stato continuo come figura liminale, sospesa tra minaccia e impotenza. L'oggetto non è caricato di violenza diretta, ma diventa simbolo di una tensione che non trova sfogo.
Nel disegno, l'arma appare svuotata della sua funzione originaria: non è strumento di azione, ma di attesa. La mano che la impugna — o che ne è impugnata — resta immobile, prigioniera di un gesto mai compiuto.
La Pistola rappresenta così il momento precedente all'atto, quel tempo dilatato in cui la possibilità di agire è già neutralizzata dalla struttura che la contiene. Non c'è sparo, non c'è liberazione: solo il peso di ciò che potrebbe accadere e non accade mai.
Fuma, sgrida e bevi
30×25 cm · Inchiostro su carta · 2024
Fuma, sgrida e bevi nasce dall'osservazione di una pressione quotidiana, ripetuta, apparentemente innocua. Non si tratta di un episodio o di un conflitto esplicito, ma di una sequenza di gesti e comandi che si sedimentano nel tempo fino a diventare comportamento.
La violenza non è dichiarata: è incorporata nella normalità. L'opera mette in scena una forma di controllo che non necessita di imposizione diretta. I gesti non sono eccezionali né drammatici, ma abituali, riconoscibili, interiorizzati.
Fuma, sgrida e bevi si colloca come origine genealogica di Stato continuo. È il punto in cui la pressione è ancora riconoscibile, ma già normalizzata.
Come Charlie
30×21 cm · Inchiostro su carta · 2024
L'opera nasce dall'incontro con un racconto pubblicato su Fumo Magazine, e ne traduce la tensione sospesa in immagine.
Tre figure si raccolgono attorno al gesto minimo dell'accendere una sigaretta: un rituale fragile, effimero, che diventa però simbolo di alleanza, complicità e resistenza quotidiana. La fiamma è piccola, ma capace di illuminare volti e silenzi, come se fosse l'unico fuoco possibile in una notte interiore.
I corpi si intrecciano in un equilibrio precario, mentre un personaggio osserva la scena con distanza, incarnando lo sguardo dello spettatore.
Come Charlie restituisce il senso di un racconto che non si legge soltanto, ma si respira, trasformando un gesto minimo in mito collettivo.
Marzia e Matteo
42×30 cm · Inchiostro su carta · 2023
In Marzia e Matteo il quotidiano si manifesta come un luogo sospeso tra realtà e illusione. La strada anonima, colta attraverso l'occhio impersonale di Google Maps, diventa scenario di una memoria alterata.
L'artista traduce la freddezza dello strumento digitale in un paesaggio vibrante, costruito da puntini e linee che, come atomi, compongono l'esistenza.
La scritta "Via Di Vittorio" si impone come un segnale ambiguo: non semplice indicazione, ma frammento di un racconto personale, evocazione di presenze che restano invisibili ma percepibili.
Così l'opera diventa mappa interiore, un ricordo che si dissolve e si ricompone tra precisione cartografica e invenzione lirica, rivelando come la memoria non registri ma reinventa.
Fashion Week
20×25 cm · Inchiostro su carta · 2018
In Fashion Week una sola figura domina lo spazio, seguita dalla propria ombra che la raddoppia e la insidia.
Avvolta da tessuti decorati di segni minuziosi, la protagonista appare insieme icona e spettro: il corpo sembra dissolversi nella trama dell'abito, mentre l'ombra, più solida, ne rivela l'inconsistenza.
Non c'è passerella né applauso: la scena è sospesa, senza pubblico, come un fermo immagine in cui l'identità si smarrisce nella superficie.
Così Fashion Week trasforma l'illusione della moda in riflessione critica: l'apparenza come maschera fragile, capace di moltiplicare i nostri riflessi fino a svuotarli, rivelando la tensione sottile tra presenza e sparizione.
Il rumore delle teste
50×57 cm · Inchiostro su carta · 2026
Il rumore delle teste nasce dall'osservazione della dimensione collettiva come condizione abitabile e permanente.
L'opera non rappresenta un evento né una scena narrativa, ma uno stato: una presenza corale, densa, in cui i corpi condividono lo spazio senza comunicare apertamente.
I volti non sono ritratti individuali, ma superfici sensibili attraversate da pressioni invisibili, memorie interiorizzate e ruoli assorbiti nel tempo.
Il "rumore" evocato non è sonoro, ma mentale e relazionale: una tensione continua che si produce nella vicinanza, nell'accumulo, nella coesistenza.
Il segno a inchiostro, minuzioso e reiterato, diventa uno strumento di rallentamento e di resistenza. Attraverso la ripetizione, l'immagine si addensa e trattiene lo sguardo, rendendo percepibile ciò che normalmente resta latente. In questo spazio sospeso, il singolo si dissolve nel gruppo e il gruppo diventa una presenza anonima e persistente, che non agisce ma permane.
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